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Legami di sangue
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Bezzon, Emiliano

Legami di sangue

Fratelli Frilli, 2021

Abstract: A Valsolda, ai piedi di un ponte, sul greto del torrente quasi asciutto viene trovato il cadavere di un ragazzino. Le indagini portano frettolosamente alla conclusione che si sia trattato di un suicidio. Non per i genitori che, attraverso il parroco della valle, chiedono aiuto alla psicologa detective Giorgia del Rio. Dopo le prime indagini nella scuola del ragazzo, Giorgia decide di spostarsi a Torino, da dove la famiglia si è trasferita poco prima. Inizia così una serrata indagine che porterà Giorgia, affascinata dalle bellezze sabaude, ad addentrarsi in un mondo parallelo, gestito dalla criminalità di origine albanese. Nel frattempo, in un parco poco distante da Milano, viene trovato un altro cadavere, su cui investiga la Capitano dei Carabinieri Doriana Messina. Le due indagini proseguono a ritmo incalzante, finendo ben presto per incrociarsi e portando alla luce imprevedibili "legami di sangue".

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La vicenda narrata unisce gli elementi tradizionali del giallo di indagine poliziesca – omicidi che in apparenza sembrano suicidi e dunque più impegnativi per gli investigatori; sparizione di persone, poi ritrovate cadaveri – con situazioni problematiche di attualità socio-politica, come le questioni di immigrazione clandestina, lavoro nero o sottopagato, sfruttamento di minori avviati a traffici illeciti o alla prostituzione.
L’attenzione dell’autore, dunque, senza mai trascurare notazioni di carattere generalmente esistenziale e puntuali definizioni topografiche dell’ambientazione, è diretta alla soluzione del caso per opera della psicologa detective Giorgia del Rio, che trova proficua intesa con la Capitano dei Carabinieri Doriana Messina e con Cristina Cartagni, anatomopatologa, sempre sperduta per terra e per mare (pag. 93). Le tre donne sono accomunate da una spiccata sensibilità per la condizione umana dei derelitti ed emarginati a cui restituire , almeno da morti, un minimo di dignità umana.
Le indagini procedono parallele e complementari in virtù dell’intesa e dello spirito di collaborazione delle tre amiche: è sufficiente una richiesta allusiva, un breve messaggio d’aiuto perché ciascuna sappia come agire, come affrontare dubbi e difficoltà e, soprattutto, come colmare il senso di incertezza nei giorni in cui sembra prevalga lo scoramento di uno stallo inconcludente nelle indagini. Giorgia e Doriana non risparmiano tempo e fatica, al punto che in certe sere gli occhi si chiudono di schianto (pag. 152). Ma l’amicizia e la complicità alleviano le tensioni, anche quando le protagoniste sono lontane. E in questo sta un altro aspetto interessante del romanzo: l’ambientazione tra Valsolda, Milano e Torino, è connotata da precisione topografica che favorisce l’immedesimazione del lettore nella conduzione delle indagini e nella ricostruzione dei fatti. Bene si coglie il diverso contesto naturalistico ed esistenziale dei paesi del lago (Valsolda è così: nemmeno la conosci, poi ci capiti una volta e vorresti tornarci sempre, magari per restarci, in una delle bellissime case bagnate dalle paciose onde del lago Ceresio, come quella in cui visse Antonio Fogazzaro… pag 13), rispetto a quello urbanizzato di Milano e Torino. Quest’ultima città è una scoperta per Giorgia, che comprende ben presto perché alcune sue conoscenze, pur lavorando a Milano, avevano deciso di prendere casa a Torino… (pag. 106), anziché continuare a vivere nel vortice frenetico di Milano…sembrava davvero di stare dentro a un film o a un romanzo (pag. 187).
Quando poi si tratta di gravi questioni problematiche, come quelle connesse alla presenza di immigrati in condizioni lavorative spesso prive di sicurezza e condizionate da ricatti e vendette, Milano è in tutto simile a Torino; anzi, nemmeno i luoghi idilliaci di Valsolda offrono garanzie di protezione e salvezza. Su tutta la vicenda aleggia l’operato di Lukse, alias avvocato Giorgio Clerici, che gestisce la tratta dei ragazzi dall’Albania all’Italia (pag. 195). Figura spregiudicata, senza remore etiche o scrupoli morali, Lukse è spietato e i suoi, per soldi, possono fare qualsiasi cosa (pag. 196), non è altro che Ilmi, la cui vicenda è narrata nel prologo, e solo nel capitolo 45 il cerchio si chiude nella fosca trama dello spirito di rivalsa che lo divora: spietato boss albanese del lavoro nero, della tratta di ragazzini e di qualsiasi cosa gli facesse guadagnare soldi senza alcuno scrupolo e in spregio a ogni regola….. niente gli placava la rabbia che lo divorava: non i soldi, non le dinne, non la coca…nemmeno il sangue. (pag. 208).
Per tutti questi elementi contenutistici, il romanzo non è un banale noir: il significato stesso del titolo che costituisce il filo rosso di tutta la vicenda, diventa pienamente comprensibile solo negli ultimi capitoli, così che anche il lettore si ritrova nel ruolo di co-protagonista nelle indagini, impegnato nell’accostamento dei molti tasselli che alla fine assumono l’evidenza di un quadro compiuto nella drammaticità di un intreccio, in apparenza privo di clamorosi colpi di scena, ma di fatto intessuto da legami tanto indissolubili da suscitare l’illusione di poter contrastare il male operando altro male, in una spirale senza fine in cui chi fu perseguitato diventa persecutore.

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