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L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin : una riflessione su musica colta e modernità / Alessandro Baricco ; con una postfazione di Carlo Boccadoro
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Baricco, Alessandro

L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin : una riflessione su musica colta e modernità / Alessandro Baricco ; con una postfazione di Carlo Boccadoro

Milano : Garzanti, 2000

Abstract: Secondo Hegel, la musica deve elevare l'anima al di sopra di se stessa. I ricercatori dell'Università del Wisconsin si sono invece fatti un'idea più prosaica della funzione della musica: hanno scoperto che la produzione di latte nelle muchhe che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5 per cento. Alessandro Baricco esplora l'universo che va da Beethoven a Sting alla ricerca di indizi per ritrovare il senso della musica nella società contemporanea: polemizzando contro le rigidità formalistiche dell'avanguardia, con l'assolutezza della sua ricerca linguistica, e con il supermarket delle hit parade. Per recuperare invece un piacere che può essere innescato dalla spettacolarità sonora di un Mahler o di un Puccini e dalle infinite sottigliezze dell'interpretazione.

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"Una volta ho scritto un libro e l'ho intitolato L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Da allora ricevo con modesta, ma inossidabile regolarità cartoline dal Wisconsin. Me le spediscono certi lettori, matti, che passano di là. Generalmente rappresentano pascoli pieni di mucche. Ce n'è una, la mia preferita, che sulla sinistra ha una bandiera americana, e sulla destra un bel primo piano di tre mucche. Del Wisconsin, naturalmente: bianche a chiazze nere, faccia simpatica. Mi è anche accaduto, una volta, di ricevere un depliant che illustrava i pregi della mozzarella del Wisconsin. E poi mi è accaduto, oggi, di ricevere un'Ansa sulle mucche del Wisconsin: dice che le hanno clonate, o almeno, ne hanno clonata una, sta bene e saluta. Ci sono rimasto. Il fatto è che col tempo uno si affeziona. Voglio dire: anche se non ne ho mai vista una in carne e ossa, io ormai una certa consuetudine con quelle mucche ce l' ho. E' come avere un gruppo di vecchie zie che vivono in America.
Tra l'altro gli devo una cosa di una certa importanza. Ho smesso di fare il critico musicale a causa loro. Nel senso che avevo letto una frase assassina, da qualche parte, e cioè che l'Università del Wisconsin aveva studiato le suddette mucche e aveva concluso che se gli facevano sentire musica sinfonica, quelle producevano il 7,5% di latte in più."
Così scrisse Baricco su Repubblica dell’otto agosto 1997.

Il titolo del breve saggio, sicuramente curioso, si spiega con la doppia citazione in esergo. Hegel ritiene che la musica elevi "l’anima al di sopra di se stessa", e uno studio dell’università di Madison afferma l’ascolto di musica classica aumenti nelle mucche del 7,5% la produzione di latte. Sembra un accostamento stridente e irriverente, ma non casuale. La tesi che Baricco vuole dimostrare, riguarda la dicitura di musica colta, ormai divenuta uno stereotipo depauperato dell’originario significato e della peculiare funzione sua. "Se si chiedesse alla gente, alla gente dei concerti, cosa mai distingua la musica colta da quella popolar-leggera […] è facile presumere che la gente metterebbe a fuoco alcune argomentazioni-base del tipo “la musica colta è più difficile, più complessa” oppure “la musica leggera è un fatto di consumo e basta, quella classica invece ha un contenuto, una natura spirituale, ideale” (p. 16-17). Tale risposta si radica nella rivoluzione musicale compiuta da Beethoven che generò un concetto di musica che prima non esisteva. (p. 20), in virtù del modo insolito di procedere nella composizione, alieno dalle logiche di mercato, e della complessità dei testi, non facilmente fruibili da un pubblico medio.
Secondo Baricco, se pensiamo alla musica colta attribuendole esclusivi caratteri di spiritualità, complessità e non commerciabilità, procediamo a una sorta di sua santificazione dove cova il profilo chiarissimo della truffa pura e semplice (p. 21), in quanto l’ascoltatore viene introdotto in un luogo separato dalla quotidianità, fuori dal presente.
Le due parole-chiave del saggio sono: mercificazione e la spettacolarizzazione, in accezione sia negativa che positiva. In primo luogo, Baricco critica la sacralizzazione della musica colta, cioè classica, seria, nata con Beethoven, superiorità che si riassume nelle parole cuore, spirito, verità. Ma l’urto con la modernità può implicare anche aspetti positivi: l’opera risulta sfigurata, ma diventa qualcosa di nuovo, una figura del moderno e non più una semplice icona ereditata e immutabile: all’ideale delle fedeltà all’opera occorrebbe sostituire il valore dell’interpretazione, anche se non sempre facile perché l’opera che giunge a noi, è una costellazione di orme originali e aggiunte. Diventa di vitale importanza un lavoro di continua interpretazione per definire la validità dell’arte non secondo principi d’autorità, ma in virtù di un rigoroso lavoro ermeneutico non vincolato a priori da uno specifico ed esclusivo repertorio: ogni espressione musicale merita considerazione, mentre l’attribuzione di valore non potrà che essere il risultato dello studio dell’opera, con caratteri di reversibilità come accade per altre manifestazioni artistiche, dalle opere figurative al teatro.
Con l’avvento della modernità, le idee si polverizzano e i valori come progresso, trascendenza, verità, spiritualità cambiano inesorabilmente, nel grande spettacolo collettivo, sublime e grottesco, come fu intuito con abilità nel sinfonismo di Gustav Mahler e nel teatro musicale di Giacomo Puccini. E cogliere la spettacolarità delle opere d’arte, secondo Baricco, è l’unico modo di restituirle al nostro tempo: infatti, esse non si possono più fare, semplicemente accadono.
In questo consiste l’utilità e la genialità del saggio di Baricco: indurre chiunque ascolti musica, a riflettere in tutta onestà intellettuale, a seguito di esauriente ricerca, senza limitarsi a luoghi comuni a costo di mettere in discussione giudizi convenzionali o formulati da mostri sacri. L’autore, che disse di sé: "In generale a me piace il tratto individuale, soggettivo, autoriale. Amo scrivere libri che non siano semplici studi su una materia, ma cronache di una ricerca su una materia", si propone come una sorta di ponte tra quanti si reputano sacri e quanti venivano reputati profani. È ancora da dimostrare l’idea secondo cui chi sia cresciuto ascoltando Chopin sia migliore di chi ha ascoltato Sting. L’analisi di Baricco, tecnicamente ineccepibile e non esente da passaggi ironici tipici dei suoi momenti di stizza, è espressa in un linguaggio profano, chiaro e consequenziale, sicuramente appassionante per chiunque si interessi alla musica con disponibilità a conoscere e libertà da pregiudizi, in virtù dei numerosi riferimenti filosofici, dell’adozione di una lingua poetica mista al parlato, del rimescolamento del basso e del sublime, del ricorso all’aforisma inteso come saggio concentrato, riflessivo, interrogativo, mai definitivo e conclusivo. Baricco è infatti convinto che la forza di tutti gli aforismi stia nello "scardinare l’immobilità del pensiero attraverso il potere acuminato e fragile dell’intuizione".

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